2.4.25

VALIENTE MUCHACHADA


Hoy cumple años mi héroe personal. 

Seguirá siendo así hasta que yo muera. 

Día de introspección.

1.4.25

IL FIORE AZTECO / CHIARA TEMPESTA CAZZATO

 


"L'Argentina di cui tanto si sente parlare in questi giorni vive e rivive storie di oppressione.

Il fiore azteco è un romanzo, ma è anche uno spaccato di storia vista attraverso gli occhi di Fabio, prima bambino che vive con la nonna e poi giovane uomo, militare, costretto come tanti ad arruolarsi per una guerra scellerata.

In questo racconto si può dire che un'unica cosa salverà il potagonista: la magia.

La magia riempirà la sua giovinezza, i suoi sogni erotici e tornerà utile tante volte.

Gustavo Nielsen ci racconta un' Argentina di ieri che potrebbe essere anche quella di oggi, ci parla della povertà, della paura e della guerra con gli occhi di chi la vive da dentro, con lo stupore di chi saluta un mondo fatto di amici, vicini di casa e nonna per arrivare alla vita militare, alla disparità tra chi ha il potere e il popolo.

Oggi più che mai è importante scoprire questo meraviglioso scrittore argentino."

Traduzione di Giovanni Barone

31.3.25

IL FIORE AZTECO / GIANNI BARONE


C'e un karma pesante dal quale gli argentini non riescono a liberarsi. Un karma che parte da lontano e che ha fatto scontare all'Argentina, splendido paese e splendida gente peraltro, continue crisi economiche, politiche, sociali, umanitarie. Una storia drammatica che è sempre viva nella memoria di ognuno di noi. Eppure, nonostante tutto, "el gran pueblo argentino", sopravvive, resiste. Cerca di andare avanti anche se, come in un malefico gioco dell'oca, spesso si ritrova di nuovo al punto di partenza.

Sul piano della narrativa contemporanea (figlia di un passato inarrivabile e unico al mondo), cui mi sto applicando per scovare e far conoscere ancora nuovi autori, noto la tendenza a creare universi paralleli, mondi nuovi ricreati, distopie, fughe dalla realtà o trasformazione della realtà in letteratura. Con altri linguaggi, mi sembra che nel canone persista ancora la presenza pregnante del fantastico e del surreale, che leggo come risposta a realtà ostili e non condivisibili. Come rifugio.
E in questo senso, tra i tanti altri, trovo paradigmatico il romanzo "Il fiore azteco" di Gustavo Nielsen, uscito da Tempesta circa sei mesi fa. Il romanzo fu pubblicato in Argentina nel 1997, ma da allora ad oggi non possiamo certo dire che lì le cose siano diventate più vivibili, anzi! Nielsen aveva ambientato la sua storia negli anni '80, il periodo tragico della dittatura, dei desaparecidos, della guerra delle Malvinas e, allora come ora, la realtà -anche se per altri versi- continua ad essere drammatica, ostile: si sono siccedute democrazie apparenti, in cui chi governa indica soluzioni suggerite da oligarchie estere e comunque opera per interessi personali o di casta. La fuga simbolica nella magia e nel sogno è nel romanzo di Nielsen una risposta e allo stesso tempo una denuncia occulta delle cose che non funzionano, allora come ora. Il libro diverte per le ingenuità che compie da piccolo il protagonista con i suoi giochi di magia; in seguito il registro diventa drammatico perché l'autore racconta la guerra e la corruzione dei militari. La magia viene abbandonata dal protagonista ma poi, rientrato dalla guerra, c'è la grande delusione per un paese che non riesce a ripartire, afflitto dai soliti mali: corruzione, malgoverno, povertà diffusa. Un paese che non sa offrire felicità ai suoi cittadini. Per questo, il protagonista si rifugia nuovamente nella magia e nel sogno.
Un romanzo emblematico dunque di una situazione politica, economica e sociale di un paese che non riesce a decollare. Un ricorso alla fantasia e alla fuga dalla realtà che riscontro anche in molti nuovi autori della narrativa argentina. Perché la letteratura è sempre una chiave di lettura della realtà."

25.3.25

CRÓNICA DEL HOMENAJE A ABELARDO / PABLO DÍAZ MARENGHI

 "El recuerdo que tengo es hermoso. Un taller tumultuoso. Estruendoso. Nos reíamos a carcajadas. Éramos muy punzantes a la hora de las críticas", dijo Marcelo Caruso, ganador del Premio Clarín Novela 2019 por Negro el dolor del mundo. Alejandra Kamiya recordó cuando asistía con su pequeño hijo de siete años y se ponía a jugar al ajedrez con el autor de El que tiene sed y Crónica de un iniciado. La periodista Gabriela Saidon rememoró su peculiar batisillón que incluía un atril y un estante para depositar libros. Muchos evocarán las arduas y extensas entrevistas a las que Abelardo los sometía antes de admitirlos al taller. Clara Anich contó como a los 19 años pasó por una charla de admisión de más de cuatro horas de duración.

Gustavo Nielsen compartirá algo distinto: nunca asistió al taller formalmente pero fue a algunos encuentros hasta que Abelardo lo echó luego de discutir con fervor: “Volví porque hacía mucho frío y me había olvidado la campera junto con un lápiz mecánico que adoraba”, apuntó."

La nota completa en Clarín.


24.3.25

24 DE MARZO 2025 / PÁJAROS PLATEADOS, GLORIA ARCUSCHIN

no hay estridencias

patriotismo

ni grandes revueltas, de manera que

                     ...  estaban ahí, humildes, sencillos,

escuchaban, todos quietos, algo tristes;

en la pequeña Plaza Larroche, en Morón,              

 

cuando los nombré

pasó una flecha de pájaros blancos,

grandes,

                                                atardecía,

                                                me dijeron

“cuando los nombraste, pasaban pájaros

                                             blancos

           que se fueron poniendo plateados”